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INFORTUNI DOMESTICI
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Infortuni domestici
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Infortuni domestici
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Dal 1° marzo di quest'anno entra in vigore l'«assicurazione obbligatoria per la casalinga» (ma anche per i «casalinghi»), una legge varata il 3 dicembre del '99. Il commento su di essa, pronunciato da Gianni Billia, presidente dell'Inail, è questo: «viene data tutela a casi anche gravi di incidenti che possono verificarsi tra le mura domestiche. Almeno 8.400 morti all'anno. Non sarei così negativo sulle prospettive della polizza: grazie al basso premio in tempi brevi potrebbero iscriversi alla gestione due milioni di persone, in prevalenza donne» (cfr. Il Sole 24 Ore, 17 novembre 1999).

Secondo l'Istituto Superiore di Sanità: «il problema riguarda per primi gli anziani, poi le casalinghe ed i bambini, ma coinvolge comunque tutti, perché nella stagione invernale (il periodo durante il quale si registra un forte aumento) le famiglie si dividono fra mille «impegni» con ritmi frenetici e cresce il livello di disattenzione per i pericoli insiti fra le mura domestiche. È bene invece ricordarsene ed osservare attentamente le proprie abitazioni: così gli infortuni si possono prevenire». Semplice no?

A sua volta, il responsabile del Sistema Informativo di Sorveglianza degli incidenti dell'ISS, tale Franco Taggi, afferma: «le case sono il luogo più comune dove avvengono gli incidenti, anche molto seri. In base ai risultati dello Studio Italiano sugli incidenti, condotto dall'ISS, si conclude che le morti per infortuni in casa sono circa 5000 all'anno, gran parte delle quali è costituita da soggetti anziani, più donne che uomini. Ogni anno, 1,8 milioni di italiani ricorrono al pronto soccorso per questi incidenti, 200 mila persone vengono ricoverate, il resto torna a casa dopo essere stato medicato» (dall'inserto «Salute», di La Repubblica, 18 gennaio 2001).

La maggior parte degli infortuni che avvengono in casa sono causati da oggetti da taglio o a punta (38,6%), poi da cadute (25,5%, più numerose per anziani e bambini), da urti e schiacciamenti (16,5%) e da ustioni (13,4%). Tra gli oggetti coinvolti negli incidenti domestici ci sono soprattutto gli utensili da cucina (25,4%), mobili e suppellettili (10,5%), liquidi e vapori bollenti (9%).

La legge prevede che saranno indennizzati dall'Inail con le stesse modalità previste per gli incidenti sul lavoro gli infortuni che accadono tra le mura domestiche se provocano una invalidità pari o superiore al 33% (ad esempio la perdita di un occhio). Ad esempio, questa rendita raggiunge il limite massimo (equiparato alla retribuzione convenzionale minima per il calcolo delle rendite nel settore industriale) di 21.724.000 lire annue per il 100% di inabilità e sarà proporzionale all'invalidità stessa secondo certi criteri: 7.603.000 lire in caso del 50% di inabilità, 15.206.800 lire per il 70%, 17.379.200 lire per l'80%, ecc. (cfr. Guida Famiglia 2001, fascicolo nr. 6, Il Sole 24 Ore). In ogni caso, la rendita, in caso di morte dell'assicurata o dell'assicurato, non è reversibile.

Nel caso di inabilità del 50%, la cifra totale corrisponde a 533.583 lire al mese, insomma una miseria!

È quanto prevede il decreto di attuazione della legge sull'assicurazione obbligatoria per le casalinghe, firmato lo scorso 26 luglio 2000 dal Ministro del Lavoro. Il decreto detta le modalità per il riconoscimento delle invalidità. In particolare il testo stabilisce che sono coperti dall'assicurazione gli incidenti conseguenti al rischio che deriva dallo svolgimento di attività finalizzata alla cura delle persone che costituiscono il nucleo familiare (sono considerate famiglie anche le coppie di fatto e i single), e quelli che si verificano all'interno dell'immobile ove dimora il nucleo familiare dell'assicurato, compresi i locali cantine, soffitte, garage e parti comuni condominiali.

L'assicurazione non copre gli incidenti mortali! Ciò significa che una casalinga o un casalingo può aver pagato per anni l'assicurazione obbligatoria per gli infortuni domestici, ma se mentre sta sbrigando faccende domestiche scivola, batte la testa e muore nessuno dei suoi parenti o conviventi potrà beneficiare di alcunché: la compagnia assicurativa intasca e pace all'anima del morto…

In base alla legge debbono iscriversi obbligatoriamente all'apposito fondo previsto dall'Inail tutte le persone tra i 18 e i 65 anni che svolgono esclusivamente attività domestica, gratuitamente e senza vincoli di subordinazione. La polizza costa 25.000 lire l'anno (cfr. Guida Famiglia 2001, cit.). Ma se la famiglia non raggiunge complessivamente i 18 milioni all'anno di reddito o la casalinga ha un reddito inferiore ai 9 milioni (in pratica, chi è in miseria e alla fame), ha la soddisfazione che sia lo Stato ad «accollarsi» le spese mediche.

Per quanto riguarda poi questa rendita, le disposizioni stabiliscono che «La retribuzione annua è computata da un minimo corrispondente a trecento volte la retribuzione media giornaliera diminuita del 30% ad un massimo corrispondente a trecento volte la retribuzione media giornaliera aumentata del 30%. A questo effetto, la retribuzione media giornaliera è fissata per ogni anno, a partire dal 1° luglio 1983, non oltre i tre mesi dalla scadenza dell'anno stesso, con decreto del Ministero per il Tesoro, sulle retribuzioni assunte a base della liquidazione dell'indennità per inabilità temporanea assoluta da infortunio avvenuto sul lavoro e da malattie professionali manifestatesi nell'esercizio precedente e definite nell'esercizio stesso».

A parte il problema di farsi riconoscere l'invalidità (da tempo l'Inail persegue un'opera di inasprimento dei controlli nei confronti degli invalidi da lavoro con l'obiettivo di togliere gli assegni o ridurne le rendite in linea con la politica dei tagli allo stato assistenziale del governo), si capisce senza essere esperti che si tratterà comunque di un salario misero, salario che verrà erogato solo nel caso di conseguenze piuttosto gravi a causa delle quali si perde una effettiva capacità di lavorare e quindi di poter sopravvivere in una società dove la concorrenza spietata del mercato delle braccia e dei ritmi da dover sostenere mette costantemente a rischio i proletari «sani».

Che cosa significa davvero per lo Stato borghese questa assicurazione falsamente propagandata come «maggiore tutela» dagli infortuni domestici?:
1) l'importante è che le proletarie che lavorano in casa siano informate dei rischi e dei pericoli cui vanno sempre più incontro (nel caso se lo dovessero scordare nella fretta dei lavori domestici); e che i costi per le cure ospedaliere, le prestazioni mediche, dato il loro aumento in corrispondenza con l'aumento degli incidenti domestici, siano sempre più pagati dai diretti interessati;
2) l'assicurazione obbligatoria diventa un istituto sul quale in futuro lo Stato borghese farà leva per maggiori entrate;
3) non è escluso che questi fondi possano un domani essere gestiti da privati (tenendo conto della miseria delle rendite che eventualmente l'istituto dovrà pagare, questo si rivela un grosso affare);
4) inoltre, questa assicurazione, diventando obbligatoria, mette nelle mani dello Stato una manovra automatica molto remunerativa: chi si reca al pronto soccorso o dal medico a fronte di un infortunio domestico, se non è in quel momento assicurato dovrà pagare per intero le prestazioni mediche, le cure o gli interventi avvenuti; se poi si tratta di un infortunato, non coperto dall'assicurazione, al quale l'incidente domestico ha causato lesioni permanenti, non riceverà alcun indennizzo!

È, questo, un principio di ulteriore peggioramento delle condizioni di vita proletarie. Si tratta di una delle solite leggi-inganno che lo Stato borghese sforna cercando di dare ad intendere alle masse che si tratta di un miglioramento, di maggior tutela rispetto alla salute.

La salute dei proletari in fabbrica e delle donne proletarie costrette al lavoro domestico non è mai stata in cima ai pensieri dei capitalisti, e tanto meno dei legislatori borghesi. Il mosaico di assistenza sociale e di prevenzione finora esistente era dovuto soprattutto alle lotte proletarie in difesa della salute, e per condizioni di vita più accettabili di fronte alla mallatìa, agli infortuni, ai mille accidenti e incidenti subiti a causa del lavoro salariato, dei suoi ritmi e della sua costante intensificazione.

La riduzione dei costi del lavoro, tanto perseguita dalla classe dei capitalisti, trova anche nel caso dell'assicurazione obbligatoria per le casalinghe, una sua attuazione. In precedenza, veniva prelevata dal salario automaticamente una quota di contributi che, assieme alla quota di contributi che doveva versare il padrone, andava a sostenere tutta una serie di «garanzie» come la pensione, la cassa integrazione, l'indennità di disoccupazione, l'assistenza sanitaria, ecc.; e queste «garanzie» valevano per tutti i componenti della famiglia proletaria. Ora, l'operazione che si sta effettuando nel campo dell'assicurazione obbligatoria per le casalinghe, e che si inserisce nella strategia più vasta e da lungo tempo messa in opera dal potere borghese atta a «liberare» risorse finanziarie statali a favore della classe imprenditoriale, va nella direzione di far pagare solo ai proletari e direttamente col loro salario tutti quei servizi sociali e di assistenza ai quali in precedenza tutti i componenti della società - quindi anche borghesi e piccolo borghesi - contribuivano attraverso i vari istituti delle tasse.

Di fronte ad un costo della vita che tende a crescere, il salario operaio non solo non sta al passo con il rialzo del costo della vita, ma viene ancor più depresso, cacciando i proletari sempre più nella situazione di essere sfruttati non solo quando sono in salute e lavorano, ma anche quando - a causa dello stesso lavoro salariato, dei suoi ritmi frenetici, delle condizioni malsane degli ambienti di lavoro, della criminale leggerezza dei capitalisti nella manutenzione degli impianti e dei mezzi di produzione e nelle più diverse lavorazioni - essi cadono in mallatìa o subiscono infortuni di ogni genere. La famiglia proletaria pesa sempre più sulle spalle dell'unico o dei soli proletari che «hanno la fortuna» di un posto di lavoro; la casa e la vita familiare sono sempre più simili alla fabbrica e le condizioni di vita quotidiane sono sempre più condizioni di sopravvivenza nelle quali gli affetti, i sentimenti, l'allevamento dei figli, il riposo, lo stacco, il divertimento vengono sistematicamente triturati dalle esigenze della produzione capitalistica. La fabbrica sembra così lontana, separata da mura e cancelli, ma in realtà per la donna proletaria costretta ai lavori domestici, e da questi oppressa quotidianamente, la fabbrica - questo mostro estraneo che ingurgita ogni giorno masse gigantesche di energie proletarie - è dentro casa sua, con una costante pressione psicologica e fisica che quasi sempre è alla base degli incidenti domestici. Sono 8.400 i morti per incidenti domestici all'anno, ma non è previsto alcun indennizzo per la loro morte. I morti, evidentemente, ingrassano solo l'industria funeraria, e non possono più essere, anche se parzialmente, sfruttati tutti i giorni per decenni dall'industria dei profitti.

L'assicurazione obbligatoria prevede indennizzi solo per menomazioni importanti (hanno fissato la soglia di un maledettissimo 33%), ma che non impediscono alla proletaria casalinga di continuare a dare sudore e sangue perché il marito e i figli proletari siano accuditi quel tanto che basta per rimandarli nelle fauci della fabbrica giorno dopo giorno. E il tutto a spese di chi? A spese della famiglia proletaria!

Source: «Il Comunista», n° 75, Aprile 2001

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