Pacifismo delle Chiese: Chi disarma la classe operaia arma gli eserciti del Capitale
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CHI DISARMA LA CLASSE OPERAIA ARMA GLI ESERCITI DEL CAPITALE
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Pacifismo delle Chiese: Chi disarma la classe operaia arma gli eserciti del Capitale
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Pacifismo delle Chiese: Chi disarma la classe operaia arma gli eserciti del Capitale
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Le Chiese non sono mai state e non sono certo estranee ed insensibili negli svolti storici che vedono il confronto armato fra popoli, fra classi o fra Stati, riflesso delle loro radici, che non scendono dall'alto del cielo ma affondano, e traggono nutrimento spirituale a materiale, da una base che anticamente faceva riferimento ad un dato gruppo umano ma che, da quando ci sono classi e Stati, le riduce a Chiese di classe e di Stato. Questo orizzonte ristretto entra in contraddizione con le origini universali-stiche delle religioni come quella cristiana, che nei secoli si sono ben prestate a rivestire di aura mistica prima il colonialismo e oggi l'imperialismo capitalista.

Di fronte al fatto della guerra alle Chiese è quindi affidato dagli Stati il compito del necessario controcanto, di opera re per la pace. Svolgono effettivamente una non indifferente opera diplomatica e di pressione perché il ricorso alle armi non escluda gli strumenti diversi dalla guerra per la "soluzione" dei problemi internazionali. In questa funzione si è distinta in particolare la Chiesa cattolica. Basti ricordare gli appelli di papa Benedetto XV contro «l'inutile strage», «l'orrenda carneficina che disonora l'Europa», «il suicidio dell'Europa civile», «la più fosca tragedia dell'odio umano e dell'umana demenza». Anche il deprecato Pio XII lanciava il suo appello del «nulla è perduto con la pace: tutto può esserlo con la guerra»; e dimostrava di avere del coraggio quando nel '40 faceva sapere a Mussolini che «non temeva di andare in campo di concentramento».

Ma la Chiesa è veramente e conseguentemente contro la guerra, si ispira realmente al V comandamento, "non uccidere", al precetto cristiano del "porgi l'altra guancia" ed "ama il tuo nemico"? Neanche per sogno.

Nella Costituzione Pastorale Gaudium et Spes espressa dall'ultimo concilio ecumenico si legge:
«
Fintantoché esisterà il pericolo della guerra e non ci sarà un 'autorità internazionale competente, munita di forze efficaci, una volta esaurite tutte le possibilità di un pacifico accomoda-mento, non si potrà negare ai governi il diritto di una legittima difesa (...) Ma altra cosa è servirsi delle armi per difendere i giusti diritti dei popoli, ed altra cosa

voler imporre il proprio dominio su altre nazioni. Né la potenza bellica rende legittimo ogni suo uso militare o politico. Né per il fatto che una guerra è già disgraziatamente scoppiata, diventa per questo lecita ogni cosa tra le parti in conflitto».
Chi stabilisce quando una guerra sia legittima e quando no?
«
La valutazione di tali condizioni di legittimità morale spetta al giudizio prudente di coloro che hanno la responsabilità del bene comune» (Catechismo della Chiesa Cattolica).
Ecco risolto il problema alla maniera pretesca, dando ad ognuno dei belligeranti la possibilità di appellarsi alla giustizia e a ... Dio.

II problema, nella sua essenza, è che le Chiese non si pongono contro il regime capitalista e nemmeno contro le sue guerre, anche se condannano le «inutili stragi». Non si schierano contro la guerra, ma contro gli "eccessi" di questa.

Infatti le Chiese, come l'opportunismo, anche quando si dichiarano contro i massacri, si rivolgano ai capi di Stato e non certo al povero cristo-proletario-soldato al quale impone il dovere di ubbidire e di immolarsi a comando, in pace e in guerra, sull'altare insanguinato del Dio Capitale. Quale indicazione viene data al povero cristo che, dai banchi del catechismo, ancora ricorda il "non uccidere", il "porgi l'altra guancia", l"'ama il tuo nemico" o che, magari, nella Bibbia ha letto:
«
con le loro spade costruiranno aratri e falci con le loro lance; nessun popolo prenderà più le armi contro un altro popolo, né si eserciteranno più per la guerra»?
A questo povero cristo Santa Romana Chiesa dice che
«
i pubblici poteri in questo caso hanno il diritto ed il dovere di imporre ai cittadini gli obblighi necessari alla difesa della nazione (e...) coloro che per motivi di coscienza ricusano l'uso delle armi sono tenuti nondimeno a prestare qualche altra forma di servizio alla comunità umana» (Catechismo). Dove per "comunità umana" si intende la collaborazione di classe.

Le Chiese, non ammettendo la disobbedienza civile, il disfattismo e la guerra di classe, disarmano i soli avversari del capitalismo militarista, quindi, di fatto ne appoggiano le guerre, anzi ne sono un necessario strumento. Di conseguenza i comunisti non hanno niente da spartire con esse.

Source: «Il partito Comunista», n.267, maggio 1999, p.4

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