Oggi come ieri, guerra alla guerra!
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OGGI COME IERI, GUERRA ALLA GUERRA!
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Oggi come ieri, guerra alla guerra! Il nemico è nel nostro paese! Proletari di tutto il mondo unitevi!
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Oggi come ieri, guerra alla guerra!
Il nemico è nel nostro paese!
Proletari di tutto il mondo unitevi!
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Questo il testo che le nostre sezioni, in Italia e fuori, hanno distribuito per il 1û Maggio e in occasione delle manifestazioni contro la guerra.

Da ormai due mesi la guerra imper-versa nei Balcani.

Al contrario di quanto cercano di dimostrare i poderosi mezzi di comunicazione-intossicazione del Capitale, la guerra non è un fenomeno che periodicamente ritorna in funzione delle alterazioni cerebrali del "malvagio" di turno. La guerra nella società capitali-sta attuale è solo e soltanto guerra di rapina, di banditismo, di dominio dei mercati e delle fonti di materie prime, di assassinio cosciente e programmato per l'eliminazione della manodopera esuberante. Offre, in fin dei conti, un bagno di giovinezza per il decrepito e morente capitalismo che approfitta delle distruzioni e del macello dei lavoratori per cominciare un nuovo ciclo di accumulazione-distruzione. Due guerre mondiali e interminabili guerre minori danno buona prova di questo.

Oggi la crisi generale del capitalismo, dopo aver spazzato l'intero pianeta con distruzioni immani di capitali e di forza lavoro in eccedenza - come da lungo tempo previsto dai comunisti internazionalisti - punta al cuore del capitalismo portando la guerra in Europa.

Gli strateghi del Pentagono vogliono soprattutto tenere sotto stretto controllo militare la zona balcanico-danubiana, vera testa di ponte per ogni "proiezione di potenza" verso il Medio Oriente (prima area petrolifera mondiale), l'Asia Centrale (seconda area petrolifera mondiale) ed il cuore della Russia, bloccando le spinte verso Oriente del concorrente imperialista europeo e le spinte verso il Mediterraneo dell'indebolito, ma potenzialmente ancora possente, imperialismo russo. Il cozzo nell'area balcanica fra gli interessi economici e strategici delle potenze imperialiste di primo e di secondo ordine ha trovato nella guerra regionale il suo inevitabile sfogo. Quindi la guerra attuale è una guerra imperialista in tutti i suoi aspetti, anche se per il momento si svolge in un ambito geografico limitato e vede su un fronte l'enorme potenziale bellico della NATO e sull'altro il piccolo Stato serbo, avamposto però di un secondo fronte imperialista in via di formazione. Sullo scacchiere della diplomazia e del confronto economico e militare, il ruolo di supergendarme mondiale, a seguito dello sprofondamento economico del capitalismo di Stato russo, è ora rappresentato in esclusiva dagli Stati Uniti. L'Unione Europea, con la Germania a capo, gigante economico e finanziario, si conferma ancora un nano politico, privo dell'autorità e del potere militare necessari per parlare da pari a pari con il colosso transoceanico e imporre le sue condizioni nella politica internazionale. Ma le sue ambizioni sono in tutto identiche a quelle statunitensi: dominio e rapina imperialista all'estero, feroce sfruttamento e repressione della classe operaia all'interno.

Il proletariato dunque ha da opporsi ad ambedue gli schieramenti di guerra!

Da entrambi i lati del fronte le guerre imperialiste hanno come scopo primario la distruzione del capitale e della classe operaia in eccedenza. Più l'imperialismo diventa senile più la sua virulenza distruttiva si abbatte sul proletariato. Se ancora nella Prima Guerra mondiale le vittime civili furono nettamente inferiori ai morti in combattimento, nella Seconda si assistette a un rovesciamento, confermato in tutte le successive guerre imperialiste locali.

Il Secondo conflitto mondiale, spacciato dai vincitori come lotta del Bene democratico contro il Male totalitario nazifascista, fu una feroce guerra condotta da tutte le borghesie mondiali contro il proletariato di tutti i paesi. Ai massacri nazisti della prima fase fecero seguito, quando ormai l'esercito tedesco era in ritirata, i bombardamenti a tappeto delle città proletarie come Amburgo, Dresda e Berlino nonché di quelle italiane. Lo scopo era far sì che i proletari abbandonassero ogni tentativo autonomo di rivoluzione comunista e si accodassero come carne da cannone ai movimenti borghesi di resistenza antifascista, quinta colonna della potenza imperialista anglo-americana e in subordine del più debole imperialismo moscovita. I bombardamenti atomici di Hiroshima e Nagasaki furono un monito rivolto, oltre che alla Russia stalinista, ai popoli di colore che stavano iniziando allora la loro lotta di liberazione nazionale.

Oggi i bombardamenti incessanti sulla Iugoslavia, che scalfiscono appena la macchina bellica serba, servono a terrorizzare ed uccidere i proletari, così come la repressione contro la popolazione albanese, da parte della polizia e dell'esercito serbo, va ben oltre la volontà di colpire l'UCK, preannunziando quale sarà lo scopo anche del terzo macello imperialista, che negli stessi studi degli strateghi militari borghesi prevede un 99% di caduti proletari civili contro l'1% delle forze combattenti.

Mentre tutto questo si prepara, la classe operaia mondiale rimane paralizzata sia per il terrore indotto dall'ostentazione della macchina militare capitalista, descritta come invincibile, sia per l'inganno democratico, per la fuga nell'individualismo e nelle molteplici forme di drogatura che continuamente genera la corrotta civiltà borghese.

La morente "civiltà" capitalistica può solo offrire feroce sfruttamento, miseria e guerre. Le briciole che ancora oggi alcun settori della classe operaia occidentale ricevono sono pagati a carissimo prezzo oltre ad esser destinati a sparire inesorabilmente, divorati dal mostro senza volto, senz'anima né sentimenti che è il Capitale.

Il proletariato deve approfittare delle lezioni di questi mesi di guerra localizzata, per comprendere che il regime del Capitale è sull'orlo del baratro, che un nuovo macello mondiale è in preparazione, che urge ricostituire possenti organizzazioni economiche in grado di opporsi ai piani di guerra del Capitale, con la mobilitazione dei lavoratori, con lo sciopero generale senza limiti di tempo e di luogo.

Urge che i giovani proletari, le forze vive della classe lavoratrice, si colleghino alla loro organizzazione rivoluzionaria, al partito comunista internazionale, l'unico in grado di opporre alla guerra imperialista la guerra sociale contro il regime del lavoro salariato, della fame, della guerra.

La rivoluzione comunista internazionale sarà l'inizio di una nuova èra per l'uomo che potrà finalmente uscire dalla preistoria della divisione in classi, del salariato, del mercantilismo, della guerra: sarà il Comunismo, l'impossibile, utopico Comunismo.

Source: «Il Partito Comunista», maggio 1999, n.267, p.1

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